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26 Giugno 2013

Come riconoscere e rimediare alle penalizzazioni di Google

Chi ha provato ad aggirare le “regole” di Google per guadagnare posizioni, adottando delle tecniche non proprio consentite, avrà probabilmente poi ricevuto un’email di penalizzazione per aver utilizzato delle tecniche di “pure spam”.

Generalmente le penalizzazioni possono essere di diversa entità; si va dalle penalizzazioni considerate più lievi, come la perdita immediata di posizioni nei risultati di ricerca, a quelle sicuramente più gravi, come la cancellazione dagli indici o il banning totale.

Cosa fare, quindi, se riceviamo una lettera di penalizzazione?

Come riconoscere e, quindi porre rimedio, a quei fattori che hanno portato il nostro sito a essere penalizzato?

In linea di massima, Google indica ai webmaster quali sono gli “elementi” che hanno comportato la penalizzazione del sito; tuttavia non tutti i fattori penalizzanti sono illustrati, quindi è necessario riuscire a capire da soli cosa ci ha danneggiato.

E’ evidente che tra le procedure che Google punisce maggiormente e con grande fermezza, ci sono tutte quelle di spam, vale a dire “sistemi” di posizionamento invasivi che chiaramente non poggiano sulla qualità del sito o sulla sua crescita naturale.

Quali sono le “strategie” considerate spam da Google?

Innanzitutto, nelle metodologie spam sono inserite tutte quelle tattiche aggressive che mirano a migliorare il posizionamento di un sito web in maniera non consentita; rientrano in questo ambito, ad esempio, il cloaking, ovvero una particolare tecnica che consente di mostrare ai motori di ricerca dei contenuti diversi da quelli che realmente il sito propone agli utenti, con il solo scopo di migliorare il posizionamento del sito all’interno delle Serp.

Chiaramente sono considerate “pure spam” anche le continue e costanti violazioni delle  “Google’s Webmaster Guidelines”.

Se si riceve un’email di questo tipo e si è consapevoli di aver utilizzato dei metodi non consentiti, la prima cosa da fare è ovviamente fermarsi e cercare di “riparare”, anche se i tempi di “riabilitazione” sono generalmente lunghi.

Ma l’elenco delle tecniche pure spam è molto più lungo e include anche:

  • Testo nascosto
  • Keyword stuffing
  • Link innaturali da e verso un sito
  • Contenuti “fittizi” degli utenti, ovvero contenuti generati automaticamente

Una volta individuate tutte le strategie penalizzanti è necessario inviare una richiesta di riconsiderazione a Google; prima dell’invio assicuratevi di:

  • Aver inserito tutto nella richiesta di riconsiderazione. Nel caso in cui vogliate inviare con la richiesta un foglio Excel non lo fate in quanto non sarà aperto. Preferite Google Docs e inviate allo spam team il link
  • Aver fatto di tutto per risolvere gli errori
  • “Rassicurate” Google che quanto accaduto non si ripeterà in futuro, mettendo in atto alcune misure di “salvaguardia” come la rimozione dei link sospetti
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