SEO Camp 2015, il primo evento di informazione SEO

Cos’è la SEO nel 2015? La domanda da un milione di dollari, alla quale tutti hanno dato una risposta, in molti casi però sbagliata. Proprio per andare contro la disinformazione che prolifica in questo settore, è nato il SEO Camp 2015. Se la prima edizione era stata principalmente incentrata sulla formazione, la seconda si è prefissata lo scopo di fare informazione a 360°, abbracciando la SEO in tutte le sue sfaccettature e anime.

Non è un caso che l’incontro di quest’anno sia stato più lungo e corposo dello scorso, mettendo insieme quelle che probabilmente sono alcune delle migliori personalità italiane del momento in ambito SEO. Ben sei ore (pause escluse) per diciotto relatori, con speech suddivisi per 6 settori specifici, in modo da dare un punto di vista completo e particolareggiato su quello che è oggi il mondo della Search Engine Optimization.

Una giornata ricca di spunti per chi è riuscito ad accaparrarsi uno dei 50 biglietti per l’evento messi online gratuitamente (e finiti in circa un’ora e mezza), e per il pubblico collegato in streaming.

La SEO, una ricetta ricca di ingredienti

Ivano Di Biasi - SeoCampA salutare il pubblico e a dare inizio alle danze è stato il nostro Ivano Di Biasi che ha fatto una piccola introduzione spiegando come è mutata la SEO negli ultimi anni. I cambiamenti di Google legati, soprattutto gli aggiornamenti degli algoritmi Hummingbird, Penguin e Panda hanno infatti rivoluzionato i risultati in SERP, premiando e penalizzando in maniera differente rispetto al passato.

Secondo Ivano, Google non è più un semplice motore di ricerca ma più un “motore di risposta”, poiché tende ad offrire il più ampio ventaglio di riscontri all’utente, che saranno più variegate e complete. Un po’ come per le ricette: oggi non si può offrire un piatto povero, ma si deve attingere da almeno 200 ingredienti. Ingredienti che subiranno un controllo qualità da parte dei suddetti algoritmi.

Questo porta per ogni progetto SEO a dover operare su più fronti, cosa alquanto impossibile per una sola persona. È cambiato quindi anche il metodo di lavoro, con una sempre maggiore specializzazione, con operatori diversi, che seguono il progetto dal momento della nascita, in ogni momento della sua (si spera lunga) vita.

Non molti però hanno compreso questi cambiamenti di paradigma, ma anzi hanno continuato a diffondere idee sorpassate, se non del tutto errate. Per questo motivo hanno preso parte all’evento ben 18 SEO, ognuno per fornire una testimonianza di come è cambiato il proprio lavoro nel proprio ambito di competenza.

Come parte un progetto SEO?

Sessione sem e keyword research

Spesso lo si sottovaluta, ma un progetto SEO non può fare a meno di partire con un lavoro SEM e di Keyword Research preciso ed è proprio per questo che il primo gruppo di speech è stato dedicato proprio a questo ambito. Il primo relatore non poteva che essere Andrea Scarpetta che rimarca il cambiamento dei risultati in SERP, non essendoci più delle ricerche “pure”, anche a causa delle ricerche tramite smartphone.

Il motore di ricerca tende quindi ad aggregare, riducendo la possibilità per molti siti web di avere visibilità su molte keyword; spazio che viene sottratto da i siti con maggior Trust. Una dimostrazione è il colpo inferto da Hummingbird alle long tail, che ha favorito i contenuti raggruppati e completi a discapito dei cosiddetti thin content, seguito dal colpo di grazia di Panda che ha indebolito le pagine troppo simili.

Una Keyword Research corretta non può quindi essere esente da questo ragionamento. Andrea ci spiega che è importante agire in due fasi, innanzitutto riorganizzando i contenuti onsite, eliminando tutti i contenuti visti ormai in malo modo da Google, e poi studiando il Keyword Intent del nostro progetto. Si parte dallo studio dei competitor, ma non ci si ferma a questo.

Il lavoro di Keyword Research è diventato molto più minuzioso e va infatti compiuto uno studio del settore e degli argomenti di cui ci si dovrà occupare. “Andare oltre le apparenze”, questa è la filosofia di Andrea Scarpetta.

A seconda della posizione, le ricerche saranno quindi diverse: nella prima fase le keyword interessate saranno generiche, abbinate a parole tipo “come”, “quando”, “perché”, con l’utente che sarà alla ricerca di semplici informazioni; nella seconda fase invece ci saranno ricerche con keyword brandizzate, con l’utente che sarà alla ricerca di un prodotto specifico; nella terza fase l’utente avrà già individuato quello a cui è interessato ed utilizza termini sinonimi, oppure le keyword conterranno parole quali “offerta” o “prezzi”.

Vitor Junior - SeoCamp

Vitor Junior ha posto maggiori attenzioni al target di riferimento del nostro progetto: partire da qual è il nostro modello di business, che sia un servizio, oppure che sia un sito che guadagna attraverso le visita, o ancora, un sito che unisca entrambi i modelli di business. Questo ci sarà utile per capire in che parte del funnel ci troviamo, se nella fase informativa, nella fase di individuazione (cosa comprare), o nella fase conversione.

Partendo da questa base si può iniziare con la Keyword Research, utilizzando lo strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Adwords, per scoprire termini correlati, Impression organiche, ricerche mensili, CPC e concorrenza. È poi il lavoro dell’operatore, quello di suddividerle ed organizzarle in maniera logica.

La conclusione per la sezione SEM e Keyword Research è stata chiusa da Pasquale Scarpati, giovanissimo ma già super-scafato, che ha portato una testimonianza vincente di quanto sia fondamentale partire da questa fase di analisi “più importante anche della scelta del dominio del progetto”. Pasquale pone il punto sulle difficoltà e soprattutto sulla disinformazione che viene fatta quotidianamente nel settore. Il modo per contrastarla? Far parlare il proprio lavoro.

Pasquale ha deciso quindi di utilizzare tutte le proprie competenze per creare una serie di 20 blog monotematici, in modo da avere un ritorno diretto, piuttosto che offrire i propri servizi ai clienti. Per ovviare ai normali problemi relativi ai costi di un progetto del genere, è stato quindi fatto un lavoro di Keyword Research preciso che desse la possibilità di evitare il problema della concorrenza con molto Trust.

Naturalmente nonostante le automatizzazioni trovate da Pasquale e co., il lavoro dopo deve essere valutato attentamente per capire dove sono le migliori opportunità e quindi organizzare il lavoro.

Organizzare la struttura di un sito SEO

Sessione SEO

Dopo la fase SEM e di Keyword Research si può passare all’organizzazione della struttura di un sito. A parlare di questo passaggio altri tre relatori: Massimo Fattoretto, Andrea Camolese e Adriano De Arcangelis.

Massimo semplifica il discorso: i siti devono essere fatti per trarre guadagno. Per questo motivo l’organizzazione va decisa in base al business che ci siamo prefissati. Il lavoro deve essere quindi strutturato in 3 fasi.

Si parte dalle analisi preliminari, a partire dal settore in cui si sta operano, a quella dei competitor. Ma non solo: bisogna tener conto anche delle novità del settore (usare gli alert può essere molto utile), assieme ai social network (hashtag argomento e brand). La seconda fase di è definita di scelta, quindi selezionare il modo in cui andremo ad operare e soprattutto dove. Capiremo per quali parole chiave potremo competere e lo potremo fare grazie all’uso di tool specifici.

Infine si passa alla progettazione: come organizzare le sezioni? Massimo ci parla quindi sia di categorie, ma ci spiega anche l’importanza che hanno i Tag. Le categorie infatti per loro natura, sono gerarchiche e monodimensionali e soprattutto top-down; diversamente i Tag possono dare ulteriori possibilità di spaziare essendo a più dimensioni, non gerarchici e soprattutto bottom-up.

Anche in questo caso c’è molta disinformazione, a causa di una visione che vorrebbe i Tag come dannosi, da mettere sempre no-index. Non è affatto così ed anzi, i Tag possono offrire tantissime opportunità di strutturazione, l’importante è farne un uso saggio.

Infine Fattoretto ci consiglia di “progettare un sito come personas”, cioè mettendosi nei panni di un maggior numero di utenti, pensando alle diverse esigenze e quindi a modi diversi di ricercare. Così è possibile avere risposte a domande che nel corso di un progetto ci porremo.

Anche Adriano De Arcangelis ci spiega che la struttura di un sito è fondamentale per quanto riguarda la resa in SERP. Propone quindi un’idea di un’organizzazione ad “albero rovesciato”, in cui le categorie sono come i rami di un albero: più forti saranno i rami, migliore sarà la loro crescita. Così se le categorie di un sito sono forti abbastanza, più facile sarà crescere.

Progettare bene un sito è una scelta che paga anche con il passare del tempo, inoltre De Arcangelis consiglia di organizzarsi con cartelle in modo logico, proprio come se fossero dei cassetti. Un altro consiglio è quello di non andare oltre il 3° livello di profondità, per evitare un rischio di dispersione e soprattutto di creare una struttura troppo pesante.

Andrea Camolese (per una volta senza cappello) ci ha spiegato il suo metodo per un SEO Audit per un sito di un cliente ipotetico. Innanzitutto è giusta una “diagnosi” tramite la Search Console e Analytics, dopodiché viene fatta una bella scansione con tool come Screamingfrog. Simulando un crawl sarà possibile capire se ci sono problemi di base per il sito ed attraverso i codici di errore è possibile individuare le pagine che “non funzionano”. Di seguito si verifica che le URL siano ben strutturate e se la sitemap presenta errori particolari.

Si passa poi all’analisi on-page, partendo dai title, fondamentali per il posizionamento e per il CTR di uno snippet, e alla meta description: quest’ultima non è utile al posizionamento, ma è molto importante per capire se sul sito ci sono stati dei lavori di ottimizzazione. L’analisi di questi due fattori può rendere più semplice capire se c’è presenza di contenuti duplicati.

Dopo queste ultime dritte, una meritata pausa caffè!

Pubblico SeoCamp

La User Experience e i contenuti sempre più importanti

Sessione content e ux

I contenuti sono importanti” ci dice Riccardo Esposito ed è questo il punto di partenza del terzo filone di speech. Ma è necessario capire per cosa si sta scrivendo, come già accennato in precedenza, se per ricevere visite oppure per ottenere un guadagno. In ogni caso gli utenti devono essere messi al centro con un contenuto che deve rispondere alla domanda e quindi colmare un’esigenza.

Va strutturato quindi un calendario editoriale, fatto apposta per lo scopo, per capire su quali contenuti puntare. Riccardo inoltre ci consiglia di essere flessibili, poiché in molti casi sarà la tempestività della nostra attività a decidere il successo di un contenuto.

Discorso simile è quello di Francesco Ambrosino, che preferisce distinguersi: “non sono un SEO”. Però ci fa capire di avere chiara l’idea di cosa debba fare un creatore di contenuti: non scrivere solo per i motori di ricerca ma pensando soprattutto al possibile lettore. Un contenuto è di valore se è un buon contenuto, scritto apposta per l’utente, e quindi di conseguenza diventa un testo SEO Oriented.

L’utente segue un percorso ideale che parte da un’esigenza che lo porta di conseguenza a cercare su Google. Solitamente sceglie tra i primi 8 in prima pagina e vede se ha trovato l’informazione che cercava. Francesco offre la sua tecnica che definisce da “venditore di auto usate”: attrarti ad esempio con un buon titolo, offrirti l’informazione che cercavi, venderti il prodotto come soluzione. I testi vanno inoltre aggiornati, in modo da andare incontro alle richieste volubili, di Google.

Giovanni Le CocheAnche la User Experience è ormai un fattore fondamentale per la SEO: se riesci a creare un ambiente amico per l’utente, questo resterà maggiormente su un sito, con Google che ti vedrà di buon occhio. A parlare dell’importanza della UX c’è Giovanni Le Coche (che ci tiene a specificare, che il cognome va letto con pronuncia italiana: “le koke”) che si occupa ormai da anni del tema. Lo User Experience Design è sempre più importante e si pone l’obiettivo di capire qual è l’esperienza delle persone su un interfaccia web.

Prima di iniziare con il lavoro di ottimizzazione della User Experience è necessario infatti analizzare il sito attraverso la Search Console di Google e capire dove possono esserci gli errori che causano gli abbandoni da parte dell’utente. Importante in questo caso sarà la frequenza di rimbalzo e la durata delle sessioni: questi possono dare informazioni su dove andare ad operare.

Il design deve essere quindi innanzitutto pulito ed intuitivo: tutto deve essere al suo posto, catturando in un momento solo l’utente. Le informazioni devono essere quindi immediate ed a portata di click. Anche la velocità è molto importante, visto che gli utenti vogliono quello che stanno cercando subito.

Attraverso contenuti interessanti e menù di navigazione intuitivi è possibile poi migliorare la presenza di un utente su una pagina web. Sempre per migliorare la UX è importante anche che i link (sia interni che esterni) siano sempre coerenti con la pagina di destinazione: “If contenti is King,  then context is his mistress”, recita una slide.

La Link Building: benedizione o anatema?

sessione link building

Dopo la pausa pranzo si torna nella sala conferenze dell’Holiday Inn di Napoli, per la seconda parte del SEO Camp 2015. Introduce Davide “Tagliaerbe” Pozzi in collegamento dal suo studio, portando un saluto alla platea e facendo qualche previsione su quello che dovrà essere il lavoro del SEO nel prossimo futuro. Di seguito il menù offre uno degli argomenti più controversi di questi anni e probabilmente il tema sul quale è stata fatta maggiore disinformazione, anche da parte di Google stesso.

Parte Gaetano Romeo con una premessa, proprio per andare contro alle paranoie nate negli ultimi tempi riguardo la Link Building: “ha fatto più danni Panda di Penguin”. La link building è quindi un’attività fondamentale, ma va fatta con criterio, cercando di non sporcare il profilo backlink del nostro cliente.

Innanzitutto si parte con la definizione di un obiettivo: se quindi va sviluppata una strategia ex novo, oppure se si deve recuperare una penalizzazione. Va fatto quindi un controllo dei backlinks, analizzandone la provenienza e gli Anchor Text. In questo modo è possibile capire se ci sono link anomali. Da qui si decide la strategia da seguire, equilibrando le ancore ed eliminando i link tossici.

Carmine Di Donato - SeoCampSegue il nostro Carmine Di Donato che ci tiene a far presente che il problema della cattiva reputazione della Link Building è dovuta soprattutto all’associazione che spesso si fa con lo spam. Nulla di tutto ciò: anzi il motivo di tale “terrorismo” fa capire che i link sono ancora un fattore importante di ranking. Però è ovvio che oggi con gli aggiornamenti di Google anche questa attività è cambiata, con una continua ricerca della credibilità del profilo backlink e non solo.

Il lavoro deve infatti essere completo, sia per quello che riguarda i siti che compongono il nostro profilo backlink, che dovrà essere coerente con il nostro progetto, sia per quello che riguarda il link all’interno di un contenuto, che dovrà essere ben posizionato. Vanno inoltre prese in considerazione le menzioni del nostro brand e quante volte viene trovato in un determinato contesto.

Anche i siti nei quali andremo a mettere i nostri link dovranno essere credibili ed avere un certo tipo di autorità, nonché coerenza con il portale del nostro progetto. In questo modo ne guadagneremo di autorevolezza, con un posizionamento duraturo nel tempo e non ci metteremo a rischio di eventuali penalizzazioni.

Marco Bove parte proprio dalle parole di Matt Cutts E John Muller sulla importanza dei link che non devono sembrare naturali, devono essere naturali. Tutti però quelli che lavorano nella SEO sanno quanto sono importanti e per questo motivo devono sembrare il più naturali possibile. Bisogna quindi conoscere innanzitutto quali sono le principali fonti di link, quali sono quelli più semplici da ottenere e quali sono quelli più difficili: “ricordate che la qualità di un link è direttamente proporzionale alla difficoltà che si ha nell’ottenerlo” spiega Marco.

Inoltre non esiste un profilo backlink ideale, ma varia a seconda del settore in cui operiamo, il budget del nostro cliente e dai profili dei nostri competitor e come questi operano. Infine Marco accenna alla Google’s Reasonable Surfer, un modello che prevede che un navigatore che arriva su un documento che presenta una serie di link, seguirà alcuni di essi piuttosto che altri a seconda di diversi fattori come la grandezza del font o la posizione del testo.

L’importanza di un CMS ottimizzato

sessione cms

Uno dei momenti più interessanti, nonostante si sia entrati maggiormente nel lato più tecnico, è stato quello della sezione riguardante i CMS. Si è anche sfiorato il “dibattito”, essendoci in questo caso diverse scuole di pensiero. La partenza è stata affidata ad Ivan Cutolo il quale ha illustrato le caratteristiche e potenzialità di PrestaShop: come in molti sapranno si tratta di uno dei sistemi di gestione dei contenuti più importanti ed è pensato per gli eCommerce, diversamente dagli altri due CMS più famosi, WordPress e Joomla utilizzati soprattutto per siti blog e vetrina.

Questi ultimi infatti offrono una sezione eCommerce solo attraverso plugin; dal canto suo PrestaShop offre un modulo per il blog. Ivan ci ha dato quindi qualche dritta su come usare le statistiche di ricerca e di come sfruttarle a nostro favore, portando dei case study molto interessanti.

Ottimizzando il proprio CMS è possibile ottenere il massimo dal proprio store online, grazie ad una navigazione migliorata: il lavoro dell’operatore sarà in questo caso quello di leggere in modo corretto gli strumenti di analisi forniti dalla piattaforma e sfruttarli a proprio favore.

In questo modo è possibile anche capire su quali nuove keyword andare a competere a seconda delle ricerche dei nostri utenti. Ai fini SEO sono utili anche numerosi moduli offerti dal sistema di gestione, come quello per il redirect e per la rimozione id.

Ogni settore ha la propria dualità: Beatles-Rolling Stones, Niki Lauda-James Hunt, Coca Cola-Pepsi, Cristiano Ronaldo-Messi. Nel campo della SEO c’è la dualità Joomla-Wordpress. A parlare del primo è intervenuto Stefano Rigazio, un vero cultore. Stefano ritiene Joomla il migliore per l’organizzazione del proprio sito, poiché è un CMS nella vera accezione del termine, nato per essere un sistema di gestione, diversamente da WordPress nato come piattaforma blogging.

Questo permette di avere una configurazione veloce per l’ottimizzazione SEO del proprio portale, con la possibilità di poter inserire le varie voci per la visualizzazione di una specifica pagina fino ai metadati. Questi ultimi sono gestibili anche per ogni singolo articolo. Stefano Rigazio punta molto sulla possibilità di avere un redirect nativo in caso di URL che generino errori di tipo 400.

L’intervento è concluso con le estensioni che permettono di fare moltissime operazioni utili, come simulazioni del crawling e restyling e migrazioni.

Giuseppe Liguori - SeoCampA fare le veci di WordPress, interviene il nostro Giuseppe Liguori che però ci tiene ad essere meno estremista e ad ammettere che ogni CMS può avere i suoi pro e i suoi contro, dipendenti soprattutto dal contesto e dall’attività che devi svolgere. Ad esempio WordPress ha il vantaggio di essere semplice ed intuitivo, con la possibilità di ridurre quasi a zero la programmazione e soprattutto di essere pensato per essere SEO Oriented. Ovviamente nasce come una piattaforma di blogging e quindi se si esce troppo fuori, sono necessarie competenze di programmazione.

Il vantaggio è quello di poter ottimizzare un sito in pochissimo tempo. Giuseppe ha calcolato i minuti necessari: 30’’ per la selezione della tipologia di Permalink; 1’ e 30’’ per l’installazione di SEO by Yoast (giusto perché c’è da calcolare il tempo di download); 2 minuti per la configurazione dei titoli Yoast; 2’ e 30’’ per la configurazione della sitemap. In tutto 5 minuti.

Nonostante il tempo breve questa piccola ottimizzazione permette di avere titoli ben formattati, pagine non duplicate, permalink corretti e una sitemap già pronta. Naturalmente per una ottimizzazione completa vanno fatte altre operazioni, ma sono tutte fattibili in modo molto intuitivo. Non è un caso quindi che sia la piattaforma più utilizzata del mondo (oltre la metà degli utenti utilizza WordPress), utilizzata anche dai siti più importanti, soprattutto per la sezione blog.

Fare soldi con il web? Si può

sessione adv e monetizzazione

Come capita spesso negli show, la parte più succosa viene lasciata sempre alla fine. Gli ultimi relatori si sono quindi concentrati su come monetizzare un progetto SEO e sugli Ads. Valerio Novelli fa una panoramica delle fonti di guadagno possibili per un sito web, ognuna delle quali può avere pro e contro.

Dal Pay-per-Impression, un guadagno sicuro per i siti generalisti, anche se è necessario fare moltissimo traffico, al Pay-per-Click, il metodo di monetizzazione più utilizzato, ma soltanto a patto che si trovi la nicchia giusta. Ancora l’Infoprodotti e le affiliazioni che però necessitano di uno studio più approfondito e una gestione più attenta, ma che se utilizzate nel modo giusto possono portare lauti guadagni.

In caso si sia diventati piuttosto autorevoli può essere possibile passare alla pubblicità diretta, trovando accordi commerciali. Questo per citare solo alcune delle fonti di guadagno, quelle più utilizzati, ma come ricorda Novelli: “è molto importante non concentrare tutti i nostri guadagni su una sola fonte, ma provarne più di una”, in modo da evitare brutte sorprese nel caso in un periodo qualcuna non vada.

Claudio Fiorentino invece pone il punto sul fatto che uno dei migliori modi per fare Adv è creare contenuti: “Content is the new Adv”, questa è la filosofia. Il Branded Content deve essere studiato ed applicato nel modo migliore e dà anche moltissime possibilità di diffusione; inoltre in questo modo è possibile evitare di subire quella che viene chiamata Banner Blindness, cioè il naturale oscuramento dei banner agli occhi degli utenti.

Il Native Adv ha il vantaggio di apparire come il contenuto di un sito, non interrompendo l’esperienza dell’utente, vista la sua natura non intrusiva. Allo stesso tempo è trasparente poiché indica chi è l’inserzionista e si inserisce all’interno del contesto.

Alessandro Mazzu - SeoCampConclude la giornata Alessandro Mazzù, riuscendo a catturare l’attenzione del pubblico nonostante la stanchezza, con il suo intervento su facebook Ads, uno strumento che negli ultimi tempi ha riscosso un successo incredibile, vista la sua intuitività e la sua diretta corrispondenza costi/benefici. La pubblicità sul social network ha un’importanza fondamentale, essendo decisamente più mirata.

Diversamente da Google che intercetta una domanda consapevole, facebook ha la capacità di intercettare la domanda latente. Proprio per questo motivo facebook dà la possibilità di poter sponsorizzare qualunque tipo di servizio o prodotto, purché si utilizzino dei criteri di individuazione del target. Molta importanza in questo caso è data al Remarketing, cioè la possibilità di poter offrire la nostra pubblicità ad un utente che ha già visitato una pagina di un nostro sito.

Nota finale: questo articolo è semplicemente una cronaca di tutto l’evento SEO Camp 2015, con un riepilogo dei contributi dei relatori, che ovviamente sono stati più corposi e sicuramente più completi. Qualora foste interessati ad approfondire gli interventi, saranno presto online. Quindi restate in contatto. Per il resto, ci rivediamo per il SEO Camp 2016.

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