Il monitoraggio delle informazioni

Negli anni 90 il concetto di informazione era esclusivamente legato al mondo dell’editoria,  ai quotidiani cartacei ed in seguito a quelli online ma con la nascita del concetto di blog il mondo dell’ informazione ha subito una vera e propria rivoluzione.

In passato le aziende potevano monitorare lo stato della propria reputazione consultando un numero limitato di fonti media televisione inclusa ma oggi? Come è possibile sapere chi sta parlando di noi?

Google con il servizio Alert offre la possibilità di ricevere una notifica quando nei risultati di ricerca viene aggiunto un nuovo documento contenente il proprio nome o brand o qualsiasi altra frase di nostro interesse ma non tutte le pagine web vengono indicizzate da Google.

Alcune pagine possono essere lette solo dopo autenticazione ed altre possono essere escluse dall’indice di google tramite l’utilizzo del file robots.txt o il meta noindex. Molti stream di informazioni su Facebook sono accessibili solo a cerchie, a volte anche numerosissime,  di utenti.
Se parlano male della vostra azienda in “luoghi” del genere potrete saperlo soli se vi fanno la tipica “soffiata”.

Come fare quindi a monitorare lo stato di salute del proprio marchio?
Il lavoro non è affatto semplice ed in alcuni casi richiede un lavoro di ricerca manuale dove l’uso di strumenti è impossibile o poco efficiente ma qui in Seo Cube stiamo lavorando ad un algoritmo di brand protection che prenda in considerazione un gran numero di possibili fonti di notizie e che riesca ad identificare toni negativi nelle frasi utilizzate.

Se qualcuno vuole parlare male della vostra azienda lo farà dove sarà ascoltato da molti, quindi su gruppi Facebook o su Twitter.
Il nostro tool è già in grado di identificare il 60% delle citazioni ma con l’effettivo lancio di Facebook Graph Search la percentuale salirà un bel po.

Il mondo dell’informazione è passato rapidamente dallo “stato solido” della carta allo “stato gassoso” dei cloud storage dove per trovare informazioni non basta voltare pagina, è molto facile perdersi nella nuvola per mancanza di tracce concrete.

La ricerca e la qualificazione dell’informazione di domani sarà fatta seguendo, non più tracce definite, ma segnali provenienti da “segnalatori” che abbiano abbastanza autorevolezza per essere presi in considerazione.

Detto in parole povere, chiunque potrà divenire una fonte autorevole, anche più del New York Times, se avrà un seguito di follower elevato a tal punto da divenire un reale influencer nel proprio settore di riferimento.

Bisognerà quindi assicurarsi che gli influencer non denigrino pubblicamente il nostro brand ma sopratutto riuscire a saperlo tempestivamente se dovesse accadere, questo è l’aspetto fondamentale su cui stiamo lavorando con il nostro reputation tool.

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