Google Mugshot, nuovo algoritmo di Google; di cosa si tratta?

Qualche giorno fa Google ha rilasciato un nuovo algoritmo e questa volta non ci riferiamo né a Penguin 2.1 né a Hummingbird.

Si tratta di Google Mugshot, un algoritmo nuovo di zecca introdotto da Google per colpire i cosiddetti siti di mugshot, vale a dire tutti quei portali che negli anni hanno raccolto e catalogato foto segnaletiche di persone con tanto di nome e cognome.

Un algoritmo sul quale, per ammissione dello stesso Matt Cutts su Twitter, Google pare aver lavorato per diversi mesi, probabilmente “stimolato” anche dal polemico articolo (“Why Google Should Crack Down Harder On The Mugshot Extortion Racket”) di Jonathan Hochman pubblicato lo scorso febbraio.

Nell’articolo Hochman illustrava come i siti di mugshot setacciassero i siti web delle forze dell’ordine, al fine di arricchire i propri database con le foto segnaletiche delle persone arrestate.

Una denuncia forte che ha spinto Google a correre ai ripari, “progettando” un nuovo algoritmo che fosse in grado di individuare e colpire questo tipo di siti, evitando che venissero mostrati nei risultati di ricerca.

Per alcuni mesi, si sono susseguite una serie di domande e risposte tra il New York Times e Google (nella persona di Jason Freidenfelds) sui siti mugshot, sino all’annuncio dell’imminente uscita del nuovo algoritmo.

Cosa fanno i siti mugsot

Come detto precedentemente i siti mugshot setacciano gli archivi delle forze dell’ordine, raccogliendo e catalogando foto segnaletiche, grazie alle quali vanno poi a creare una landing page che pare posizionarsi bene nei risultati di ricerca. Quando una persona fa una ricerca usando come key il proprio nome e ritrova le proprie foto segnaletiche magari sulla prima pagina di Google, è evidente che, pur di tutelare la propria privacy, non si sottrae dal pagare per far rimuovere la landing page in questione. Generalmente questi siti possono chiedere delle cifre che variano dai 30$ ai 400$, il tutto senza dimenticare che le schede appaiono su più portali e che quindi la cifra va moltiplicata per n-siti.

Ma come funziona Google Mugshot?

Cos’ha quindi progettato Google per fermare l’avanzata di questi portali?

Sebbene il nuovo algoritmo di Google sia stato progettato con buone intenzioni, alcuni hanno già sollevato delle perplessità. Come ha fatto notare Hilaru Mason, i dati che sono presenti su questi siti non possono essere considerati come totalmente “privati”; si tratta infatti di dati pubblici in quanto possono essere richiesti presso gli uffici comunali, oltre a essere presenti nei database dei singoli stati; è pur vero però che per reperirli attraverso questi canali è necessario molto tempo mentre i siti mugshot li rendono subito disponibili.

La “limitazione algoritmica” messa in campo da Google relativamente a questi siti potrebbe quindi essere considerata arbitraria; di qui l’esigenza di trovare soluzioni di compromesso, come ad esempio la possibilità di introdurre “filtri” che vadano a eliminare il fenomeno del pagamento, conservando però la possibilità di accedere a questi siti per interesse puramente informativo.

In sostanza in molti si stanno chiedendo se sia corretto che Google applichi determinati filtri a questo tipo di siti i quali, in fondo, contengono dati che sono comunque di dominio pubblico.

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